A dispetto del titolo, non parlerò di Battiato. E nemmeno della considerazione che l'amore ha un suo proprio ciclo di vita, un tempo per nascere, per crescere e consolidarsi e uno per sfiorire. Ma parlerò di stagioni in senso "naturale". E di amore, in senso... biblico. Tradotto? E' scientificamente testato che la gran parte della gente che conosciamo predilige l'estate. Perchè fa più caldo, il sole mette buon umore e si ha una valida scusa per non lavorare (ossia le vacanze...). Eppure, a sorpesa, ho un paio di amiche che non vedono l'ora che arrivi l'inverno. E perchè diavolo potrebbero volere una cosa simile, vi starete certamente chiedendo un pò tutti. Ebbene, perchè d'estate fa caldo e quindi le infastidisce avere "gente addosso". Anche nei locali, un bacio veloce e via, che è perfino troppo... Invece in inverno aumenta la voglia di coccole, la necessità di un corpo caldo che le scaldi, per osmosi. Aumenta l'ammmore, dicono. O quantomeno le condizioni che permettono il suo nascere. La famosa classica scena del tenersi stretti davanti al camino... Poi vabbè, a questo aggiungono che in inverno hanno più vestiti da scegliere (le sciarpe, le borse, i cappotti da abbinare), giusto che d'estate tutto ciò che copre è sempre e solo un optional... e dire che avevo altre amiche che sostenevano l'esatto contrario, attenendo con ansia l'estate per "vestirsi bene" (per la nota legge secondo la quale l'essere vestite bene è direttamente proporzionale ai cm di pelle scoperti... è infatti nota l'eleganza innata che hanno le pornostar...). Ecco, qui potrei attaccare la considerazione che ho sentito ieri in farmacia, quando due signore si compiacevano del fatto di avere figli maschi, perchè le ragazze d'oggi sono tutte troppo... sbarazzine ("E con questo termine sono pure stata fin troppo buona!"), ma non vorrei tediarvi troppo, perciò, buona settimana...
mercoledì 9 settembre 2009
giovedì 3 settembre 2009
lunedì 31 agosto 2009
Per tutti quelli che mi chiedono che lavoro farò "da grande"...
Io non voglio crescere
andate a farvi fottere
(Charlie fa surf - Baustelle)
domenica 16 agosto 2009
Il dilemma della ghigliottina
Ieri, spaparanzati sotto il caldo sole di Ferragosto, c'è stata una rapidissima diatriba sull'anima. Da un lato un'amica, che caldeggiava la sua idea che il nostro corpo è solo polvere e che ciò che conta è soltanto l'anima (i famosi 21 grammi...), perchè tutti noi ne abbiamo una ed è quella l'unica cosa che rimane una volta che noi ce ne andremo. Dall'altro io, che nella mia fottuta razionalità le ricordavo che io ho ben altre visioni in proposito: che l'anima non può ragionevolmente esistere, e che i sentimenti e tutto ciò che si suole ricondurre all'anima altro non sono che un'altra forma della razionalità, e che come tale risiedono soltanto nel cervello. Il cuore, dopotutto, è notoriamente un semplice muscolo che pompa sangue...
E nella mia arringa in difesa del mio pensiero ho aggiunto che la morte è ciò che pone fine al tutto, che la nostra parte materiale è destinata inevitabilmente ad assumere una nuova forma e che non esiste nessun paradiso e nessuna vita eterna. E allora come spiego la morte? Beh, forse perchè si apprezza realmente solo che ciò prima o poi finisce, o più semplicemente perchè è giusto lasciare spazio ad altri, per permettere a chi verrà dopo di noi di non sprecare la sua, di occasione.
E l'anima? L'anima non può esistere perchè se ci fosse, dovrebbe essere eterna. E, per definizione quindi, non nasce e non muore. Ma allora non è nata con noi, ma già c'era. E poichè non è plausibile ipotizzare l'esistenza di un magazzino di anime, un ripostiglio di "soffi di vita" in attesa di essere distribuiti al mondo, significherebbe che prima apparteneva a qualcun altro (o a qualcosa d'altro). E si finirebbe così per credere alla reincarnazione, e non certo al Paradiso, una sorta di mega cesta costruita dalla nostra immaginazione per raccogliere i sogni e le speranze che ancora abbiamo di poter essere, a modo nostro, immortali. (Solo) una fatua illusione. Ma se così fosse, e se fosse quindi che la nostra anima, prima era di altri e dopo sarà di altri ancora, allora non è realmente nostra. E vivremmo costantemente accompagnati da un'anima in prestito, da qualcosa che ci è stato dato a tempo, consci che presto dovremo restituire al mittente. E allora anche l'ultimo barlume di romanticismo insito nella visione cristiana dell'anima e della vita eterna perderebbe ogni sua ragione d'essere...
Ovviamente non posso pretendere di avere la verità in tasca, ma vi posso lasciare quantomeno con un interessante punto interrogativo: il dilemma della ghigliottina.
Immaginate di essere nel Medioevo e di essere stati accusati di un qualsiasi reato punibile con la ghigliottina. Il boia vi fa accomodare e vi costringe ad infilare la testa in quel veicolo di morte. L'ultima preghiera (che uscirebbe da sola anche fra le labbra di chi fino a quel momento non ha mai creduto in un Dio) e ZAC! Un taglio netto. Da una parte il corpo, dall'altra la testa. E a qual punto? Da che parte della ghigliottina siete, voi?
giovedì 13 agosto 2009
...è quasi amore...
Non ho ancora ben capito se sono io a vederla in maniera diversa, rispetto alla massa, o se è la massa a differenziare il suo punto di vista dal mio.
Di che parlo?
Dell'origine delle storie d'amore...
Parlando con un'amica è uscito che lei ritiene che non si potrà mai iniziare (seriamente) una storia se non si parte convinti di volerla.
Tradotto? Che uno in pratica deve decide prima con che presupposti intende inizare una precisa conoscenza con un'altra persona...
..e io sta cosa la trovo decisamente folle.
Cioè io non posso decidere di volere una relazione più o meno lunga, una frequentazione aperta piuttosto che un'amicizia di letto, un incontro di sesso piuttosto che un semplice scambio di opinioni con una persona, se nemmeno l'ho mai realmente conosciuta...
Io sono per lasciare che le cose accadano da se..
nel senso che non posso partire con un obiettivo statico, giusto che in quel caso uno finisce per stare con qualcuno solo perché vuole UNA storia, e non perchè vuole una storia con quella precisa persona.
Io, al contrario, sarei per il conoscere una persona e se ci sto bene rivederla, e così via finchè la volontà di “ufficializzare” la cosa non arriva per conto suo.
L’amore deve essere una cosa naturale, non forzato.
Un setimento che fluisce, non qualcosa che segue un itinerario già scritto.
...un insieme di eccezioni, non certo di regole…
Certo, ora potremmo aprire la parentesi che io ancora non l’ho trovato questo amore… …ma al momento questo non basta a farmi cambiare prospettiva.
Di che parlo?
Dell'origine delle storie d'amore...
Parlando con un'amica è uscito che lei ritiene che non si potrà mai iniziare (seriamente) una storia se non si parte convinti di volerla.
Tradotto? Che uno in pratica deve decide prima con che presupposti intende inizare una precisa conoscenza con un'altra persona...
..e io sta cosa la trovo decisamente folle.
Cioè io non posso decidere di volere una relazione più o meno lunga, una frequentazione aperta piuttosto che un'amicizia di letto, un incontro di sesso piuttosto che un semplice scambio di opinioni con una persona, se nemmeno l'ho mai realmente conosciuta...
Io sono per lasciare che le cose accadano da se..
nel senso che non posso partire con un obiettivo statico, giusto che in quel caso uno finisce per stare con qualcuno solo perché vuole UNA storia, e non perchè vuole una storia con quella precisa persona.
Io, al contrario, sarei per il conoscere una persona e se ci sto bene rivederla, e così via finchè la volontà di “ufficializzare” la cosa non arriva per conto suo.
L’amore deve essere una cosa naturale, non forzato.
Un setimento che fluisce, non qualcosa che segue un itinerario già scritto.
...un insieme di eccezioni, non certo di regole…
Certo, ora potremmo aprire la parentesi che io ancora non l’ho trovato questo amore… …ma al momento questo non basta a farmi cambiare prospettiva.
sabato 8 agosto 2009
Un Dio senza filtro...
..direttamente da un commento dall'altro mio blog...
La ragione non può spiegare tutto, non è possibile che tutto possa essere misurato, pesato, contato, reso chiaro ed evidente agli occhi della gente tramite una controprova. Questa è la mia ignoranza. E non puoi dire che la vita della gente è miserabile solo perchè si aggrappa a qualcosa, perchè ha bisogno di credere in Dio o in Allah. Ciascuno di noi per non morire dentro ha bisogno disperatamente di aggrapparsi a qualcosa.
A parte che la frase non l'ho scritta io, ma tale Harold Croto. Detto ciò credo anch’io, come lui, che sia inutile vivere aspettando una vita che nemmeno sappiamo se c'è davvero. Credo che questa sia la nostra occasione e che in questa dobbiamo vivere. Credo che l'importante sia avere dei valori e degli ideali e non certo che questi siano quelli impostaci da una cultura e da una religione, fra l’altro piuttosto anacronistica e oscurantista. Non solo. Io non credo che l'uomo possa fare a meno di Dio, nel senso che nessuno di noi è onnipotente, onniscente e nemmeno semplicemente autonomo, fra l'altro. Ma credo che l'uomo possa fare a meno di un FILTRO UMANO per raggiungere questo Dio... ...non so se mi spiego...
…e, inoltre, vorrei far notare che gli scienziati possono vivere senza religione, ma mi pare che i religiosi non possano vivere senza la scienza. Ma, come sempre, ai posteri l'ardua sentenza...
..tutto ciò a che pro? A farmi dire da Facebook che...

venerdì 7 agosto 2009
Più o meno come fa un piccione...
…Perché il sesso è fondamentalmente, come ricorda appunto il suo nome, una competizione fra (i geni di) uomini e donne. E questa competizione spiega anche perché gli uomini siano naturalmente poligami, e le donne ossimoricamente monogame e adulterine. L’uomo ha infatti tutto l’interesse evolutivo ad avere il maggior numero di figli al minor costo possibile (e io qui abbasso incredibilmente la media). La donna, invece, ha i contrapposti interessi evolutivi a trovare da un lato un compagno stabile e affidabile che l’aiuti ad allavare la prole, e dall’altro un partener sessuale che sia il più possibile valido geneticamente (mii, se siete complicate…): e, come si sa, l’identikit del bravo marito non coincide mai con quello del bravo amante.
Come conferma uno studio riportato da Ridley, infatti, “in Europa Occidentale le femmine sposate scelgono di avere relazioni sessuali con maschi dominanti, più vecchi, più attraenti e sposati; più un maschio è attraente e meno sarà premuroso come padre e all’incirca un figlio su tre è frutto di un concepimento adulterino”. Lo studio, però, riguarda le rondini…ma prova quantomeno che tutti coloro che vorrebbero imporre una morale sessuale “secondo natura” non sanno assolutamente di cosa parlano…
(da “Il matematico impertinente” di Piergiorgio Odifreddi)
Come conferma uno studio riportato da Ridley, infatti, “in Europa Occidentale le femmine sposate scelgono di avere relazioni sessuali con maschi dominanti, più vecchi, più attraenti e sposati; più un maschio è attraente e meno sarà premuroso come padre e all’incirca un figlio su tre è frutto di un concepimento adulterino”. Lo studio, però, riguarda le rondini…ma prova quantomeno che tutti coloro che vorrebbero imporre una morale sessuale “secondo natura” non sanno assolutamente di cosa parlano…
(da “Il matematico impertinente” di Piergiorgio Odifreddi)
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